WELFARE
Welfare aziendale in Italia: foto di lavoratori sorridenti

La storia del welfare aziendale in Italia ha radici profonde e un’evoluzione interessante. Sebbene oggi rappresenti un elemento chiave per molte aziende, la sua introduzione è stata graduale e ha attraversato diverse fasi. In questo articolo ripercorreremo lo sviluppo del welfare aziendale nel nostro Paese per arrivare ad approfondire – anche attraverso un’infografica – qual è lo stato della sua diffusione grazie ai dati dell’ultimo Rapporto Welfare Index PMI 2024. 

Breve storia del welfare aziendale in Italia 

Il welfare aziendale in Italia ha radici storiche che risalgono all’Ottocento, con le prime grandi aziende che iniziarono a offrire servizi di base ai propri dipendenti, come alloggi, spacci alimentari e corsi di formazione. Tuttavia, si tratta di casi sporadici. 

Nella seconda metà del Novecento l’attenzione verso il benessere dei lavoratori aumentò e alcuni imprenditori divennero pionieri in questo campo. Uno su tutti fu Adriano Olivetti, che introdusse politiche innovative di benessere per i lavoratori, come servizi sociali, ambulatori, asili nido e corsi per la formazione professionale dei dipendenti.  

Negli anni ’80 e ’90, il welfare aziendale si è evoluto in risposta alle trasformazioni socioeconomiche, con un incremento della partecipazione ai fondi pensione integrativi e all’assistenza sanitaria complementare. Nel 1986, la normativa italiana ha iniziato a riconoscere l’importanza del welfare aziendale. Il TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi), ha iniziato infatti a stabilire delle regole riguardanti le erogazioni di benefit per i lavoratori e i loro familiari. 

Nel XXI secolo, il welfare aziendale ha visto una crescita significativa, stimolata dalla Legge di Stabilità del 2016 che ha introdotto ulteriori incentivi fiscali e normativi.  
Oggi, il welfare aziendale include misure per la conciliazione vita-lavoro, fringe benefit, flexible benefit, assistenza sanitaria integrativa, servizi per la cura dei figli e programmi di formazione continua. 

In sintesi, il welfare aziendale in Italia è passato da iniziative pionieristiche a una pratica diffusa e sostenuta da politiche nazionali, con un focus crescente sulla personalizzazione e sull’integrazione delle diverse dimensioni del benessere lavorativo. 

Oggi, ogni azienda può stabilire un proprio piano di welfare basato sulle esigenze specifiche della propria cultura aziendale e visione strategica. Per questo motivo, è importante creare regolamenti specifici per la gestione dei piani welfare e dei buoni pasto, benefit molto apprezzati dai lavoratori. Labor-b, partner italiano completo ed integrato del mondo dei servizi HR, da anni affianca le aziende nella stesura di contratti-accordo e regolamenti interni per la previsione di un piano welfare, per aiutarle a trovare le soluzioni più appropriate per la propria organizzazione e le proprie persone.  

Ora che abbiamo ripercorso velocemente la storia del welfare aziendale in Italia, analizziamo a che punto è oggi la sua diffusione

Il welfare in Italia oggi 

Secondo il recente Rapporto Welfare Index PMI 2024 promosso da Generali in collaborazione con Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio, attualmente l’Italia si trova in quella che si può definire “un’età adulta del welfare aziendale”. Tre imprese su quattro, infatti, hanno un livello almeno medio di welfare, e il numero delle realtà con un livello alto e molto alto sono triplicate rispetto al 2016, passando da 10,3% a 33,3% (questa quota raggiunge il 59,3% tra gli Enti del Terzo Settore).  

Le aree in cui le PMI si mostrano più attive in termini di welfare sono: conciliazione vita-lavoro, salute e assistenza, previdenza e protezione, tutela dei diritti e delle diversità, e l’inclusione sociale.  

Per il 18% delle piccole e medie imprese il welfare è una leva strategica nella gestione della propria impresa, che contribuisce a un aumento della produttività e al successo economico. Secondo il Rapporto, infatti, all’aumento del livello di welfare corrisponde anche un aumento medio del fatturato. Considerando gli indici di produttività, sia il fatturato per dipendente sia il margine operativo lordo per dipendente crescono in modo quasi lineare con l’incremento del livello di welfare aziendale. Le imprese con un welfare aziendale molto elevato registrano i valori più alti, con un fatturato per dipendente di 470 mila euro (rispetto ai 193 mila euro delle imprese con un welfare di base, ossia quello previsto dai CCNL) e un margine operativo lordo per dipendente di 29,4 mila euro (contro 10 mila euro). 

Approfondiremo altri dati interessanti emersi dal Welfare Index PMI 2024 nell’infografica qui sotto, ma già dalle prime statistiche emerge chiaramente come il welfare aziendale sia una leva importante non solo per aumentare il benessere dei lavoratori e attirare nuovi talenti, ma anche per favorire la crescita delle imprese e di tutto il Paese. Investire in piani di welfare su misura diventa quindi una scelta strategica rilevante per ogni realtà.

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