Ristrutturazioni aziendali

Gestire le ristrutturazioni aziendali in chiave di responsabilità sociale

L’integrazione tra reindustrializzazione, ricollocamento e politiche attive del lavoro è la chiave per perseguire l’obiettivo di continuità occupazionale con responsabilità sociale.

Sernet è una società di consulenza direzionale nata nel 1991, leader in Italia nella gestione di ristrutturazioni aziendali e di reindustrializzazione con un approccio socialmente responsabile (Socially responsible restructuring). L’azienda ha coinvolto Labor-b in un progetto di reindustrializzazione e ricollocamento attivo per l’erogazione del servizio di outplacement.

La reindustrializzazione

La reindustrializzazione aziendale interviene in situazioni di chiusure e/o dismissioni di siti produttivi, dove l’intervento di Sernet è finalizzato al rilancio dell’attività economica attraverso la massimizzazione della continuità occupazionale: il filo conduttore a nostro avviso rimane sempre l’approccio di responsabilità sociale.

Insieme all’azienda si definisce un Piano di mitigazione sociale che preveda l’utilizzo di entrambi gli strumenti, corredati da un sistema di incentivi pubblici e privati: il primo è la reindustrializzazione del sito, dove il soggetto che subentra è chiamato a presentare un piano industriale solido assorbendo il maggior numero possibile di lavoratori in uscita, ma in modo realistico e sostenibile nel tempo; l’altro è il ricollocamento attivo sul territorio, dove aziende già presenti nella zona di riferimento assumono a condizioni incentivate parte dei lavoratori tramite la ricerca capillare di offerte coerenti con i profili coinvolti.

Adoperarsi nel cercare soluzioni di reindustrializzazione aziendale ha intanto un primo impatto positivo sui lavoratori, in quanto è un impegno concreto finalizzato a garantire loro un futuro lavorativo. Inevitabilmente un approccio di questo tipo porta a vantaggi anche di natura economica, se si pensa alla riduzione dei conflitti con le parti sociali e conseguentemente a una diminuzione di cause legali e contenziosi con i lavoratori. Non dimentichiamo poi gli asset produttivi, che diventano elementi per attrarre più velocemente potenziali subentranti unitamente agli incentivi messi talvolta a disposizione per progetti di questo tipo dalla Pubblica amministrazione.

Ci sono poi dei vantaggi indiretti, come il risparmio di tempo: i programmi di reindustrializzazione e ricollocamento attivo facilitano la negoziazione, riducendo i tempi per siglare gli accordi sindacali e permettendo di conseguenza all’azienda di rilanciarsi più in fretta. E ancora, vantaggi di immagine e reputazione sempre più importanti per il proprio posizionamento sul mercato, ma anche per il clima aziendale interno.

L’integrazione tra ricollocamento attivo e outplacement

Abbiamo riscontrato che, soprattutto in presenza di un alto numero di profili a bassa employability, accanto al ricollocamento attivo sia utile offrire ai lavoratori anche un percorso di outplacement tradizionale in modo integrato, oltre che supportarli nell’individuazione di percorsi di riqualificazione professionale e di autoimprenditorialità. Di qui l’opportunità di lavorare con Labor-b per un importante cliente nell’area del Valdarno, dove gli aspetti di successo emersi dalla collaborazione sul territorio sono stati sicuramente la competenza delle persone, la conoscenza profonda del territorio e un’alta flessibilità nell’adattarsi alle evoluzioni naturali di progetto. Lavorare con una realtà solida simile alla nostra ha fatto emergere numerosi benefici legati alla gestione del progetto, in cui sono fondamentali un allineamento continuo, una velocità di comunicazione, un alto livello di trasparenza e rapidità nell’execution.

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